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La Grafologia
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"Come il discorso rivela le concezioni dell’anima, così la scrittura rivela il discorso e la concezione" Aristotele
Definizione - Origini - Presupposti Neuropsicologici
La "Grafologia" è la scienza che consente, mediante l’analisi dell’espressione grafica (scrittura-disegno-scarabocchio), di risalire alla personalità dello scrivente rilevandone le componenti Intellettive (cognitive/affettive) e Temperamentali (comportamentali). L’oggetto di studio di tale disciplina è il Gesto Grafico inteso come il personale e spontaneo movimento attraverso cui ciascun individuo crea ogni segno, pertanto possono essere sottoposte ad analisi (grafologabili) i grafismi ( disegni e scarabocchi) e le grafie di individui che hanno appreso il processo di automatizzazione della propria scrittura in modo da sfuggire al costante controllo razionale. Il metodo di misurazione consiste nell’osservazione e quantificazione dei segni grafologici mediante strumenti appositi così da poter individuare per ciascuno di questi un valore ed una personale combinazione di personalità.
Fin da quando l’uomo iniziò a scrivere sono state espresse opinioni sulla relazione tra la scrittura e la personalità. La preistoria della grafologia traccia le sue origini a partire dall’antichità greca e romana. Si è concordi nel ritenere che, in ordine di tempo, il primo esperto della materia allora denominata "Ideografia" fu Prospero Aldorisio: nel 1609 egli descrisse il carattere di una persona dall’osservazione della scrittura. I primi contributi sistematici emergono intorno al 1830, anno in cui per volontà dell’abate francese Hippolyte Michon (1806-1881) viene eretta la Societè de Graphologie, tutt’ora esistente a Parigi. Egli coniò il termine "Grafologia" per designare una branca di sapere caratterizzata da un proprio metodo di studio rigido e statico, facendo corrispondere ad ogni segno grafologico una caratteristica personologica ben precisa. Fu soltanto in seguito alla sua morte e con il continuare degli studi da parte di Jules Crepièux-Jamin (1859-1940), di origine svizzera, che si iniziò a considerare la grafia nel suo movimento e quindi ad associare ad un complesso di segni delle qualità psichiche. Il caposcuola della grafologia tedesca, Klages (1872-1956), considerando il movimento come espressione dell’anima, fa della scrittura l’espressione per eccellenza della rivelazione interiore dell’uomo. Oltre a Camillo Baldi (1551-1637) e Marco Aurelio Severino (1580-1656), entrambi docenti universitari, in Italia tardarono ad arrivare esponenti dello stesso spessore nonostante l’interesse per la materia continuasse a mettere in moto grandi psichiatri quali Lombroso e De Angelis e psicologi del calibro di Gemelli e Zavalloni. Il primo grande maestro italiano della "Grafologia" è ricordato nel nome di Girolamo Moretti (1879-1963), fondatore della Scuola Superiore degli Studi Grafologici di Urbino, prima scuola di Grafologia Italiana. A lui spetta il merito di aver elevato la Grafologia a disciplina scientifica mediante l’utilizzo di un metodo di misurazione quantitativo in decimi: “la grafologia non può essere una scienza come la matematica per cui due più due fa quattro… può essere una scienza così come è una scienza la medicina la psichiatria la psicologia…“ ( Moretti 1914). Il punto fondamentale del suo lavoro fu quello di considerare la grafia come un atto personale di ciascun individuo al pari della voce, del passo e del gesto umano.
La scrittura è la più complessa modalità di linguaggio di cui dispone l’uomo poiché per acquisirla è indispensabile, inizialmente, uno sforzo cosciente che richiede l’attivazione contemporanea del sistema nervoso centrale e di quello periferico. L’attività psicomotoria dello scrivente proietta nel segno grafico il prodotto delle funzioni psichiche superiori rendendolo irripetibile ed unico. Il Pulver (1889-1952) intuì, che la scrittura, il disegno e lo scarabocchio, sono tutti prodotti finali di un’attività neuro-fisio-psicologica del cervello umano. In accordo con i principi della "Grafologia", egli sostiene che accanto ad un interpretazione dinamica del gesto grafico debba essere presa in esame anche la gestione dello spazio reale utilizzato sul foglio.
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